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La birra trappista – parte 1

Difficile tu non abbia mai sentito parlare di birra trappista. Solitamente si pensa banalmente ad una birra realizzata dalle mani di monaci, ma in pochi sanno realmente le caratteristiche specifiche che questa birra possiede. La birra trappista ha alle spalle un vero è proprio universo a sé, con principi e regole specifiche che vanno a creare una delle birre più interessante nel mondo delle birre. Scopriamo insieme le caratteristiche peculiari.


Innanzitutto, che cos’è la birra trappista? Partiamo dicendovi subito che non parliamo di uno stile, ma di un modo di essere. Una birra per essere trappista deve rispettare 3 principi: deve essere prodotta all’interno di una abbazia; deve essere prodotta da monaci o comunque sotto la supervisione di monaci; non deve esserci scopo di lucro. La produzione quindi deve avvenire in abbazie facente parte dell’ordine Cistercensi della Stretta Osservanza e l’impianto di produzione deve essere al suo interno; inoltre, i ricavi dedicati dalle vendite della birra devono essere rivolti esclusivamente alle necessita di monaci o in beneficenza.
Questi sono i 3 criteri fondamentali, passiamo all’errore più comune. È sbagliato pensare che qualsiasi birra prodotta in un monastero sia trappista, infatti l’ordine di appartenenza dei monaci è fondamentale. La birra prodotta ad esempio dai benedettini, non è trappista. Come riconoscere una birra trappista? Grazie al logo esagonale “Authentic Trappist Product” presente sull’etichetta.
Esiste un numero specifico di birrifici trappisti nel mondo? Si, ma il numero è ristretto. Infatti i birrifici sono solo dodici, precisamente presenti in 6 nazioni differenti. Una maggiore concentrazione la troviamo in Belgio dove i produttori sono davvero antichi e sono Achel, Chimay, Rochefort, Orval, Westmalle e Westvleteren. Anche in Olanda ne troviamo la presenza, infatti i birrifici sono due Zundert e La Trappe. Altri li troviamo in Italia, in Inghilterra, in Austria, negli Stati Uniti e in Francia.